Urla, grida, si lamenta. Da ore! In braccio non vuole stare. Appena lo metto giù diventa anche peggio. E tutto senza una lacrimuccia. Ho già controllato se si è fatto la cacca o la pipì addosso, ma niente. Avrà sonno? Avrà fame? Ma che cosa avrà? Il visino è una smorfia di rabbia e di disperazione. La bocca aperta sprigiona degli urli che mi entrano dentro, percorrono la spina dorsale per esplodere nel mio cervello dietro all’udito. Il ciuccio non lo vuole. Non vuole essere coccolato e spinge via la mia mano.
Provo a darli dell’acqua ma non tenta neanche di afferrare con la bocca il beccuccio del biberon. Urla, urla, urla senza interruzione. E allora sento che sto iniziando a perdere la pazienza, il controllo e mi verrebbe voglia di chiudere la sua boccuccia con le dita, di darli dei pizzicotti come per abbassare il volume di uno stereo
L’incomprensione (giusta) della Mamma
La prima volta che mi sono ritrovato in questa situazione mi sono spaventato della mia ira e della mia aggressività. Come è possibile: sarei in grado di fare male al mio piccolo? Ho provato a parlarne con mia moglie, ma non ha avuto comprensione per la mia impazienza. “Ma è solo un bebè che ha bisogno del tuo amore,” è stata la sua risposta.
Un tema tra papà con neonati
Parlando invece con molti amici e colleghi con figli piccoli, mi sono reso conto che molti papà e non soltanto quelli alle prime armi vivono delle situazioni simili. Non riuscire a tranquillizzare il bebè, ci fa sentire impotenti, superflui, delle caccola. Ma il peggio è che l’orgoglio pretende in quanto padre di poter imporre il silenzio ad una creatura interessata a qualcosa che Dio non ha concesso al maschio: una tetta piena di latte.
Il pianto: un mezzo di comunicazione
Il pianto di un neonato o lattante non è sempre uguale ad un segno di sofferenze o disagio. Semplicemente non hanno ancora altri mezzi per comunicare, se non tramite il pianto e le urla. Anzi, se fate attenzione riuscirete a differenziare tra diversi tipi di pianto, ognuno con un suo significato. Pensate che in Giappone hanno già inventato un traduttore elettronico in grado di interpretare il pianto del piccolo.
Comunque, cari papà, quando sentite salire un attacco di impazienza e d’ira dentro di voi non sentitevi in colpa. Fate un lungo sospiro, contate fino a dieci e poi chiamate la Mamma. Non vergognatevi per non riuscire a tranquillizzare il piccolo. Non siete in possesso dei presupposti per fare anche la Mamma. Soprattutto non avete un seno pieno di latte materno!

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