I nostri figli crescono con tre lingue: Italiano (la lingua del padre), Ceco (la lingua della madre) e il Tedesco (la lingua che utilizzano i genitori per comunicare tra di loro). Sicuramente questa situazione non è la più felice, perché temiamo che i nostri figli possano sentirsi esclusi quando Mamma e Papà parlano in tedesco tra di loro.
Tre lingue, due genitori, un bambino
Antonio, a 2 anni e 4 mesi riesce a farsi capire con le parole, anche se non è sempre facile per noi, in particolare quando compone le frasi con parole sia in Italiano che in Ceco. Mio marito che è cresciuto bilingue, ossia con l’Italiano e con lo Svizzero-Tedesco, dice che è normale perché anche lui faceva cosi da bambino. Tornando indietro di qualche mese però, la comunicazione con Antonio era veramente un’impresa: non riuscivamo sempre a capire quale fosse la lingua che stesse utilizzando e questo lo faceva andare su tutte le furie.
Vorrei evitare al nostro secondogenito Nicola questo strazio. In Germania si parla molto del linguaggio dei segni che permette ai bambini di comunicare con i genitori prima ancora di parlare. Tuttavia il linguaggio dei segni non è uguale per ogni lingua, quindi non risolverebbe la nostra situazione.
Origini e utilizzo
L’idea che i genitori possano comunicare con i loro cuccioli ancora prima che questi sapessero parlare si è sviluppata negli Stati Uniti negli anni ottanta. Osservando i piccoli con madre e/o padre sordomuti, ci si rese conto che questi grazie al linguaggio dei segni erano in grado di comunicare molto prima dei loro coetanei con genitori che parlavo e ci sentivano benissimo. Negli Stati Uniti il linguaggio dei segni è entrato a far parte della vita quotidiana di un’infanzia come il biberon o i pannolini. In Europa si sta diffondendo sempre di più. In Germania ho trovato persino delle Mamme che danno corsi su come insegnare il linguaggio dei segni ai propri figli.
Linguaggio non verbale
Il linguaggio dei segni è un linguaggio non verbale che può essere insegnato ai piccoli nell’età tra i 6 e 9 mesi. Il motto di base è: se il pargoletto sa fare ciao ciao con la manina, allora è in grado di imparare altri segni. Si inizia con i segni di base che riflettono le prime esigenze dei bambini come fame, bere, dormire e bua. Con il passar del tempo si possono aggiungere sempre più segni fino a formare delle vere e proprie frasi non verbali. Così il pupo è in grado di farsi capire, fa meno capricci ed è più contento.
Una delle domande più ricorrenti delle mamme sul web è se il linguaggio dei segni rallenti lo sviluppo delle capacità linguistiche ed espressive. E’ il contrario: in molti casi bambini che conoscono il linguaggio dei segni sono anche in grado di verbalizzarli.
Avete già fatto esperienze con il linguaggio dei segni?
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Ecco come la bambina indica il ciuccio utilizzando il segno apposito (in tedesco).





5 commenti
mi interessa molto l’argomento e vorrei sapere se esistono dei libri da poter acqistare!
grazie
Ciao Cecilia, devo dare un’occhiata. Io preferisco i libri in tedesco perché li capisco meglio. Qui trovi dei libri però in Inglese: http://www.singandsign.com/shop.php
Se posso essere utile, sono figlio di papà sordomuto.
chi volesse avvicinarsi a questa lingua trovate molti libri in biblioteca e librerie.
consiglio di consultare ( anche se adulti) libri per bambini delle elementari, ho chiamare/visitare la sezione dell’ente nazionale sordomuti della vostra città.
arrivederci^^
I bambini hanno molto da comunicare, anche prima che comincino a parlare. Con il metodo Baby Signs, i bimbi possono esprimere a gesti, tutto cio che vedono, i loro bisogni e le loro sensazioni, attraverso segni semplici e facili da imparare.
http://www.facebook.com/babysignsitaly
check it out!
Grazie Baby Signs Italy
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