Il vostro bebè non dorme mai e piange la notte? La mattina dopo vi sembra di aver fatto di tutto eccetto di riposarvi? Allora forse stiamo condividendo il destino di molti genitori con neonati o lattanti: la notte non si dorme. Eppure, Antonio, il nostro primogenito che adesso a 2 anni e mezzo, già con 7 mesi dormiva tutta la notte. Una gioia e un lusso immenso. Nicola, no. Nicola, 7 mesi, fa un pisolino fino a mezzanotte e poi inizia a lamentarsi, a ruotare con le braccia fino a lasciarsi andare in un pianto privo di lacrime ed accompagnato da acuti di pura disperazione. L’unico rimedio per calmarlo è di attaccarlo al seno. Non una volta sola: ogni due ore, fino al mattino. Mi sono resa conto che cosi non potevo andare avanti. Non riuscivo a prendere quel minimo di sonno per superare egregiamente la giornata.

Mi sono chiesta se magari avevo abituato Nicola ad un ritmo diverso rispetto ad Antonio, o semplicemente quello che ho fatto con Antonio, con Nicola non ha funzionato.

Il rituale della nanna

All’età di 2 mesi, abbiamo introdotto sia con Antonio che poi con Nicola, il rituale della nanna. Per noi è stata una manna dal cielo riuscire ad abituare entrambi a mettersi a dormire a partire da una certa ora della giornata, sia la sera che per dopopranzo: da noi alle ore 21.30 circa i bimbi sono a letto e dormono. Solo che a mezzanotte puntale, Nicola si sveglia e addio riposo.

Possibile motivo: l’allattamento?

Entrambi i bambini sono stati allattati al seno, con una sola differenza: con Antonio seguivo un regime preciso di minimo 3 ore d’intervallo tra una poppata e l’altra, ad eccezione dei primi giorni. Dovetti subirmi diverse critiche da parte di parenti e amici. In molti erano del parere che la frequenza dell’allattamento la dovesse decidere il bambino e non io. Per questo motivo, con Nicola ho deciso di allattarlo ogni qualvolta lui lo richiedesse. Inizialmente era molto bello, una specie di intesa intima tra la Mamma e il suo bebè. Di fatto però avevo Nicola non-stop attaccato al seno, sia di giorno che di notte. Ciò non ha portato nessun vantaggio in quanto Nicola non cresceva meglio rispetto ad Antonio, anzi. Considerando ad oggi anche l’attuale situazione durante la notte, mi verrebbe di mandare a quel paese parenti e amici. Personalmente mi sono convinta che sia proprio questo il motivo delle nostre notti insonne.

Cercando su Internet non mi sarei aspettata di trovare un soluzione tipo questa: è possibile educare i vostri figli a dormire la notte.

Come educare il bambino a dormire la notte

La prima cosa da fare è di abituare il bambino che di notte la mamma dorme, quindi niente poppate notturne. Un neonato ha bisogno di essere allattato ogni 2 / 3 ore, mentre un bebè di circa 5 mesi possiede già riserve a sufficienza per superare la notte senza allattamento. Questa è la teoria. In realtà è indispensabile mettersi in chiaro se si è pronte a non allattare più la notte, quindi a privare il bambino da questo piacere. Secondo altre Mamme che hanno adottato questo metodo è possibile abituare un bambino dai 4 ai 6 mesi d’età entro 3 / 4 notti. Mentre bambini più grandi richiedono più tempo ossia da 1 a 2 settimane.

Prima di iniziare con la missione, ho concordato con mio marito che sarà lui ad accudire e coccolare il bambino quando si sveglia, e cambiarli i pannolini di notte. Motivo: un lattante spesso si irrequieta sentendo l’odore del latte della Mamma. Già solo per questo, il metodo merita tutte le mie simpatie! Per ora spero soltanto che funzioni.

Ecco come procederemo:

  • Quando si sveglia il piccolo, il Papà proverà con le coccolo a tranquillizzarlo e farlo riaddormentare, idealmente con il ciuccietto. A nostro malgrado, Nicola preferisce il pollice. L’importante è non prenderlo dalla culla. Dovrebbe bastare per 1 – 2 ore circa. Se necessario ripetere la procedura.
  • Se non basta e il bambino continua a strillare, sempre il Papà gli cambierà il pannolino. Si consiglia di farlo a luci basse e di non parlare ossia fare silenzio. Risistemato nella culla, il bambino dovrebbe riuscire a dormire.
  • Se anche questo non dovesse servire, dategli da bere un po d’acqua. Al Papà (o alla Mamma) servirà per capire se il pianto del piccolo è a causa della sete e al bambino invece che di notte non c’è altro da bere che l’acqua. Se rifiuta l’acqua vuol dire che non ha sete e potete stare tranquilli.
  • Se le coccole, il cambio di pannolino e l’acqua non hanno portato nessuno risultato soddisfacente, potete mettere il bambino nel passeggino e dondolarlo fino a che non si addormenta.

Settimana prossima vi faremo sapere se questo metodo da noi a funzionato. Se non volete perdervi il nostro resoconto iscrivetevi al nostro feed RSS. Se invece avete un altro metodo o avete già provato quello decritto o similare, lasciate un vostro commento … Grazie!

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