Nostro figlio Antonio compie 2 anni e mezzo. A settembre 2010, come molti altri bambini della sua età, inizierà a frequentare la scuola materna. Ma per aiutare il nostro primogenito a diventare grande, prima di tutto dovremo affrontare due quesiti: educarlo ad usare il vasetto e dire addio dal suo migliore amico, il ciuccio.
Per quello che riguarda l’uso del vasetto, ho deciso di posticipare il tutto a primavera. L’inverno non è la stagione ideale per togliere il pannolino per paura che si raffreddi. Per adesso spetta al ciuccio di congedarsi definitivamente.
Limitare l’uso del ciuccio
Sono riuscita a limitare l’utilizzo del ciuccio alle ore di riposo, ossia notte e pisolino dopopranzo, con una storiella che è piaciuta a mio figlio. Gli ho raccontato che il ciuccio aveva bisogno di riposo: quando Antonio si alza il ciuccio va a dormire in una cesta vicino al fasciatoio. In questo modo, il ciuccio rimane li per tutta la giornata e Antonio lo prende quando è pronto per andare a nanna.
Il lupo mangiaciucci
Mio marito ha voluto fare di testa sua. Un giorno ha raccontato ad Antonio del lupo che viene di notte per mangiare i ciucci di tutti i bambini grandi. A quanto pare è una tradizione di famiglia: il padre di mio marito gli raccontò la stessa storia per togliergli il ciuccio. Mi è sembrato piuttosto brutale come metodo, ma ero curiosa di vedere se avrebbe funzionato. Antonio era entusiasta della storia del lupo e per tutta la serata non diceva altro che lupo e ciuccio. Poi di notte, mio marito gli tolse il ciuccio per buttarlo via insieme agli altri ciucci sparsi per la casa. Qui dovetti intervenire salvandone uno di emergenza: non volevo rischiare un attacco isterico sul punto di non ritorno. Il giorno dopo, Antonio si sveglio tutto contento che il lupo aveva portato via il suo amato ciuccio e non ci furono problemi fino all’ora di dopopranzo. Antonio con occhioni tristi e una vocina insicura mi chiedeva: dov’è ciuccio? Provai a spiegarli che il lupo aveva mangiato il ciuccio, ma la sua risposta fu un attacco isterico di rabbia. Ringraziai la mia provvidenza e gli restituì il suo ciuccio (ovviamente con tanto di messa in scena de alla ricerca del ciuccio dimenticato dal lupo).
Schnullerbaum
Forse ho sbagliato a ridargli il ciuccio, ma la storia del lupo non mi ha convinto sin dal primo momento. Dev’esserci un metodo più costruttivo e bello per togliere il ciuccio. Vorrei provare con un’altra storiella, tipo un folletto che si porta via il ciuccio in cambio di un regalino. Un altro metodo che mi piace molto è il Schnullerbaum!
Schnullerbaum è tedesco è vuol dire Albero dei ciucci. Si tratta di una tradizione danese molto bella e replicata in Germania in più comuni. Per dire addio al ciuccio, i bambini appendono il proprio ciuccio ad un ramo dell’albero ricevendo in cambio un piccolo dono. I ciucci rimangono li, quindi l’albero riempendosi di ciucci appesi si trasforma in un Schnullerbaum.

2 commenti
Che bellissima storia l’albero dei ciucci! Direi che sei proprio sulla strada giusta! I miei figli non hanno mai preso il ciuccio con mio grande disappunto perchè erano sempre attaccati al mio seno…! Comunque penso che il trucco sta proprio nella gradualità e in tanta pazienza che poi si dovrà applicare anche nel togliere il pannolino! Ciao
Ciao Gabriella, anche Nicola, il più piccolo non prende il ciuccio, ma il suo pollice. Penso che sarà una sfida maggiore che con il ciuccio. Sono felice che un’altra mamma condivida con me la sua esperienza! Grazie
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[...] dentro, percorrono la spina dorsale per esplodere nel mio cervello dietro all’udito. Il ciuccio non lo vuole. Non vuole essere coccolato e spinge via la mia [...]
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